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Sopravvivere allo stress da lavoro

corso psicocorporeo di apprendimento di tecniche di meditazione e strategie di sopravvivenza moderna

 

Qualunque sia la nostra età, ma naturalmente ciò è più rilevante se abbiamo ancora MOLTI anni di lavoro davanti a noi, il mondo del lavoro si presenta oggi come una delle grandi sfide da affrontare e dei luoghi in cui le nostre risorse e fragilità vengono messe a maggior dura prova.

Non spetta a noi analizzare il mondo del lavoro sotto un profilo economico, di sostenibilità ed equità su scala globale, anche se naturalmente una riflessione di questo tipo e un briciolo di consapevolezza critica possono aiutarci a comprendere che si tratta di una questione complessa per la quale può essere indispensabile attrezzarsi e sviluppare strategie utili a resistere, sopravvivere e vivere meglio ciò che non possiamo cambiare o sperare che cambi dall'oggi al domani.

Sotto gli occhi di tutti e sulla pelle di ognuno di noi stanno i fatti, quelli che viviamo nel quotidiano, stanchezza, stress, logorio e peggioramento della qualità della nostra vita e delle nostre relazioni in conseguenza di periodi troppo lunghi e spesso senza una fine caratterizzati da ritmi lavorativi da automi e dinamiche interpersonali alienanti e ancor più disumanizzanti rispetto a una situazione, quella del lavoro di ogni giorno, che è diventata sempre più necessaria e inevitabile per far quadrare il bilancio familiare a fine mese. Quindi non si lavora più soltanto per scelta, per vocazione, per realizzarsi ma anche e spesso soltanto per obbligo, per necessità, accettando qualsiasi lavoro e qualsiasi condizione ci venga imposta, qualsiasi inquadramento contrattuale e distribuzione degli orari di lavoro.

Di tanti di questi aspetti sentiamo parlare spesso tv e giornali, a volte troppo allarmisticamente e senza che vengano fornite risposte alla domanda più vicina alla vita di ciascuno di noi: come fare?

Questo corso si propone di affrontare questa fondamentale domanda e di suggerire possibili risposte molto pratiche e attuabili da ciascuno di noi nella vita di ogni giorno, esplorando risorse che possediamo ma non sappiamo di avere, o che conosciamo ma non utilizziamo per pigrizia o per scarsa convinzione nella loro efficacia.

Il corso partirà al raggiungimento di un numero minimo di 6-8 iscritti. Potete inviare una email all'indirizzo aacquablu@aruba.it oppure chiamare la referente al 348-8502150. Compatibilmente con la disponibilità dell'impianto e le aperture, si terrà il sabato o la domenica mattina dalle 11 alle 13 a meno che il gruppo, una volta formato non trovi con la conduttrice una collocazione adatta a tutti i partecipanti.

Quota di iscrizione al corso per soci: la quota di iscrizione per l'intero corso, articolato in 6 incontri di due ore ciascuno, ammonta a 110 euro/persona (riduzione CUSB 100 euro). Chi effettua l'iscrizione prima dell'inizio del corso avrà la precedenza rispetto a coloro che dovessero confermarla o aggiungersi solo in seguito.

Quota di iscrizione al corso per non soci: il corso è riservato ai soci Acquablu.

Stress e Lavoro

fonte letto nel web

Il lavoro è per molti una notevole fonte di stress . Lo stress è causa di infortuni, di scarsa produttività e di  assenteismo, con perdita di milioni di giornate lavorative.

Lo stress nei luoghi di lavoro può dipendere da diverse cause:

il rumore eccessivo che può rendere difficile la concentrazione e la comunicazione con i colleghi.

un lavoro prolungato per molto tempo; persone che lavorano più di 48 ore settimanali presentano rischio raddoppiato di morte per malattie cardiache rispetto a quelle lavorano meno di 40 ore. Il rischio aumenta ancora di più se il ritmo di lavoro è molto sostenuto.

presenza di forti e ininterrotte responsabilità nei confronti di terze persone, come nel caso di controllori di volo, personale delle ambulanze, medici e infermieri, ecc.

quando i rapporti con superiori o colleghi sono caratterizzati da competitività, scarsa considerazione o incomprensione

quando il lavoro non è sicuro o quando le  possibilità di avanzamento professionale sono molto scarse.

nei casi in cui sia presenta insoddisfazione per la mancata realizzazione personale, nonostante una discreta remunerazione.

 

Mobbing

fonte Ministero della Salute

Il termine mobbing deriva dall'inglese “to mob” che significa assalire, attaccare, accalcarsi intorno a qualcuno. Il mobbing attuato in ambiente lavorativo è stato definito come una forma di violenza psicologica ed implica la presenza di un aggressore (mobber), di una vittima (il lavoratore aggredito) e di possibili spettatori (i colleghi di lavoro). È una forma di maltrattamento psicologico deliberato che avviene con una frequenza elevata e per periodi di tempo protratti (almeno sei mesi), da parte di un superiore (mobbing verticale) o di uno o più colleghi (mobbing orizzontale), che ambiscono ad un controllo sul bersaglio o addirittura alla sua distruzione. Implica sempre una strategia attuata, ma non dichiarata da parte del mobber. Le cause contingenti e concomitanti possono essere: ristrutturazione aziendale, incompatibilità caratteriale, invidia circa le capacità professionali del lavoratore.
Sono descritti anche sporadici casi di mobbing dal basso verso l'alto, quando un gruppo di subordinati si coalizza contro un superiore.
Questo maltrattamento, a causa della frequenza e della durata del comportamento ostile, può portare a sofferenze mentali (ansia generalizzata, attacchi di panico, depressione), psicosomatiche (mal di testa, vertigini, malattie gastrointestinali e  cutanee) e di disagio sociale. Occorre, tuttavia, tenere presente che in ambito lavorativo esiste un vasto insieme di disturbi, che nulla hanno a che vedere con la condizione di mobbing. Va infatti considerato che la messa in cassa integrazione per crisi aziendale, una fase di forte conflitto aziendale e tutta una serie di eventi analoghi che possono realizzarsi in ambito lavorativo, senza alcun elemento di intenzionale violenza psicologica, possono ugualmente determinare una condizione di sofferenza, senza per questo essere inquadrata nelle patologie provocate dal mobbing.
Occorre distinguere il mobbing da ciò che non lo è, ma nello stesso tempo non sottovalutarlo, considerate le conseguenze individuali e sociali del fenomeno. L'unica vera arma a disposizione contro il mobbing rimane la prevenzione e la necessità di far emergere un sentimento di “condanna sociale “ nei confronti degli autori di tali azioni.

(Fonte: Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione)
Redazione Ministerosalute.it - ottobre 2002

LA VITA E' BELLA E QUALCOSA SI PUO' SEMPRE FARE PER AFFRONTARE, QUANDO CAPITANO, I MOMENTI DI CRISI O LE DIFFICOLTA': il corso di sopravvivenza allo stress da lavoro esplorerà diversi modi di affrontarli fornendo indicazioni anche pratiche su come utilizzarli al meglio

Sorridere, pensare positivo e andare con la mente alle cose che funzionano e a tutti i momenti in cui abbiamo superato difficoltà e momenti difficili;

Appoggiarci (non troppo e non troppo a lungo) alle persone che ci vogliono bene e su cui possiamo sempre contare condividendo ciò che ci preoccupa e accettando che facciano altrettanto con noi: a volte ciò basta a relativizzare i nostri problemi, a volte ci fa sentire come gli altri e non gli unici che soffrono

Godere delle piccole cose di ogni giorno: una bella giornata, il profumo della pioggia, il colore del cielo o dei fiori, il vento, l'aria, l'acqua e gli elementi naturali, il gusto e gli aromi che ci permette di distinguere, l'olfatto e i profumi che riusciamo a distinguere, la presenza intorno a noi di altri esseri viventi, umani e non solo (piante, animali)..

ecc.. ecc..

 

Disoccupazione

fonte letto nel web

I fattori di stress derivanti dalla disoccupazione sono diversi.

Diminuita disponibilità economica, con conseguente preoccupazione di non riuscire a far fronte alle scadenze finanziarie (spese per alimentazione, alloggio, mezzi di trasporto, ecc.) e comparsa di sentimenti di insicurezza per il futuro.

Mancanza di scopi ed ambizioni: riduzione della vita sociale, restrizione di attività ed interessi, con limitazione del senso di libertà personale.

Paura di perdere parte delle proprie capacità sotto il profilo professionale a causa del loro mancato utilizzo.

Comparsa di sentimenti di inferiorità e conseguente diminuzione dell'autostima.

 

 

Stress legato all'attività lavorativa

fonte Ministero della Salute

Lo stress legato al lavoro rappresenta la seconda malattia professionale più diffusa nell'Unione europea dopo il mal di schiena. In Europa ne è affetto un lavoratore su quattro; le donne risultano essere più colpite, ma per entrambi i sessi lo stress può rappresentare un problema in tutti i settori e a tutti i livelli di organizzazione.
Lo stress legato all'attività lavorativa può essere provocato da rischi psicosociali, quali la progettazione, l'organizzazione e la gestione del lavoro, nonché da problemi come le vessazioni e la violenza sul lavoro, ma anche da rischi fisici come la rumorosità e la temperatura. L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro ha recentemente pubblicato una relazione che descrive una serie di programmi e misure finalizzate alla prevenzione dei sintomi legati allo stress in ambito lavorativo.
I costi umani sono rilevanti: si stima che le malattie cardiovascolari nell'UE siano dovute, per il 16% negli uomini e per il 22% nelle donne, allo stress legato all'attività lavorativa.
Anche i costi economici sono ingenti: dal 50% al 60% dell'assenteismo, ad esempio, è riconducibile allo stress nell'ambiente di lavoro. Associato ai costi sanitari connessi, il conto annuale complessivo per l'UE è stimato pari a circa 20 miliardi di euro, senza considerare la perdita di produttività.
Il mondo del lavoro, inoltre, è in continuo mutamento, l'aumento dell'insicurezza del posto di lavoro risulta essere un ulteriore elemento di stress e ciò rappresenta una delle principali sfide per la salute e la sicurezza che le aziende si trovano a dover affrontare.

 

fonte articolo apparso su La Repubblica nel web

IL CASO.
Poche ferie, troppo lavoro
gli americani non rendono più

Lo stress danneggia la produzione. E' allarme

Una media di sette giorni di vacanze all'anno
recordi di ore lavorate ogni settimana

VITTORIO ZUCCONI inviato di Repubblica

Poche ferie, troppo lavoro: gli americani non rendono più
Nella festa ghigliottina che ogni anno tronca l'estate americana, quella festa crudelmente chiamata "Labour Day", il giorno del lavoro, 300 milioni di persone hanno dato ieri un addio corale a quello che non hanno fatto: le ferie. Accade ogni fine estate, nel primo lunedì di settembre, con una pioggia di statistiche e di lamentazioni e di inutili consigli che riscoprono l'acqua calda di una verità faticosa: gli americani sono, tra le nazioni del cosiddetto Occidente, i lavoratori che fanno meno vacanze.

Un popolo di workaholic, di tossici dal lavoro, che si accontentano in media di sette giorni di feria annuale, la metà rispetto a francesi, inglesi, italiani, tedeschi e persino cinesi.

Come nel Giappone degli anni 80, quando le grandi aziende dovettero rassegnarsi a chiudere gli stabilimenti per costringere i dipendenti a non presentarsi in fabbrica o in un ufficio, così l'America della "corsa dei topi" 2006 comincia a studiare metodi draconiani per imporre alla gente di riposarsi. Non in omaggio ai "diritti dei lavoratori", non esistendo quasi nessuno che li difenda oltre gli anemici sindacati, ma in ossequio alla produttività e alla qualità del lavoro che i workaholic mettono a rischio con la loro incapacità di riposarsi. Il numero di ore lavorate settimanali ha raggiunto il record post bellico di 50, sbriciolando il mito del week end, dei due giorni liberi ogni settimana.

Proprio il week-end, il sogno del tempo libero american style, consumato nella ricostituente pigrizia dello shopping, del pic nic, della partita in tv con birra, patatine e hot dog, - la specie minacciata dalla nuova era della produttività estesa dalla tecnologia oltre il solito orario d'ufficio. Se un metalmeccanico difficilmente può portarsi il lavoro a casa, per tutte le professioni dei servizi che ormai sono i due terzi dell'occupazione in America, orologi e calendari non hanno più senso, distrutti da quel "telelavoro" che in teoria avrebbe dovuto liberare e in realtà ha soltanto allungato all'infinito il guinzaglio del lavoro. Telefonini, internet, telecommuting, fax, ricerche on line e soprattutto quello strumento satanico chiamato blackberry, il telefonino che funge in pratica da computer tascabile e obbliga tutti i possessori a essere sempre in contatto con tutti, hanno espanso i cubicoli di plastica che ora passano per uffici, inghiottendo la casa, le ore del fuori servizio, il tempo non più libero.

La produttività, ovviamente, cresce. Il 14% in più nel 2005, un balzo formidabile, e di conseguenza diminuisce il costo del lavoro e con esso i salari reali, diminuiti in media del 2 per cento nello stesso anno, nonostante la crescita del prodotto interno lordo, come aumenta la povertà, il grande pungolo alla agitazione dei topi. Ma se questi sono dati che farebbero piangere di gioia ogni consiglio d'amministrazione, le lacrime si asciugano davanti al rischio dei diminishing return, il paradosso del "chi più lavora peggio produce". In un'economia sempre meno manufatturiera, dove il prodotto non si misura più in bulloni e reparti verniciatura, l'eccesso di lavoro e la mancanza di riposo deteriorano il risultato finale di tanta fatica.

Il medico di famiglia (specie in via di estinzione) vede in media 40 pazienti al giorno e non potrà fare lo stesso, buon lavoro diagnostico su tutti loro. Li scaricherà, al primo raffreddore o mal di testa, sullo specialista, così aumentando spesso inutilmente quei costi clinici che si vorrebbero contenere.

L'avvocato che alle 4 del mattino, dopo una raffica di messaggi arrivati via blackberry scriverà un brief un'opinione legale importante per un cliente, sarà certamente più esposto a commettere errori di quanto non sarebbe alle 11 del mattino, dopo una notte di buon sonno. Ma la sua carriera sarà misurata nel numero di ore caricate al cliente. Il percorso del topo è implacabile.

Si accumulano le giornate di vacanza non godute. In cifre e soldoni, queste ferie mancate ammontano a 547 milioni di giorni e a 75 miliardi di dollari in equivalente retribuzioni. Il problema, dunque, non è concedere più giorni di vacanza, che ci sarebbero, ma di convincere la gente a farle, a staccare, a gettare il telefonino e il blackberry palmare, a valutare la qualità, oltre la quantità del lavoro. La Price Waterhouse, una delle grande società di contabilità e revisione finanziaria, ha deciso di chiudere per una settimana a fine anno e proibire comunicazioni di servizio in quei giorni. Una decisione che ha scatenato un'alluvione di e-mail e di lettere di ringraziamento all'amministratore delegato dell'azienda.

Un grande hotel di Chicago offre ai propri ospiti di sequestrare telefonini, palmari e portatili fino alla fine del soggiorno, per il "non c'indurre in tentazione". Più severa, la American Management Association, proprio la lobby dei manager, toglie punti alla valutazione degli impiegati che non si prendono l'intero pacchetto di ferie, considerandolo un demerito.

Altre creano "conti vacanze" non godute, dai quali si possono prelevare giorni da sfruttare anche per malattie o maternità. Nell'Oregon, alcune società hanno lanciato una pratica che scandalizza i profeti puritani e calvinisti del "lavorare duro, lavorare sempre". Hanno aumentato a 18, da 14 che erano, i giorni di ferie, aggiungendo un "ponte", un giorno in più dopo le grandi feste, dalle quali notoriamente tutti rientrano suonati. La produttività dei dipendenti è aumentata del 30%.

Persino i cinesi, con tre settimane all'anno, e i giapponesi hanno sulla carta più ferie degli Americani che in media ne hanno una. L'incubo di apparire uno slacker, un lavativo, destinato al licenziamento frusta e pungola. E vagare per un aereoporto compulsando il blackberry per messaggi urgenti dalla sede è ormai un simbolo della propria laboriosità e del proprio essere indispensabili. Anche se l'importante personaggio sta cercando di sapere i risultati della partita. "Siamo il paese più sottosviluppato del mondo, in materia di vacanze" osserva l'economista Paul Samuelson. Come mi disse anni addietro il grande giornalista del New York Times John Apple, dopo avere saputo che ogni giornalista italiano ha un mese di ferie all'anno: "Se rinasco, voglio fare il giornalista italiano".

 

(5 settembre 2006)

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